'Con le parole giuste', il prossimo appuntamento alla Memo

4' di lettura Fano 09/01/2013 - Il 18 gennaio 2013, alle ore 18,00, presso la Memo, Mediateca Montanari di Fano un incontro con Salvatore Calleri, Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, intervistato dal giornalista Franco Elisei, direttore de Il Messaggero di Pesaro.

Se passate per Pesaro, da Piazzale Carducci, siamo certi che avvertirete la necessità di alzare lo sguardo verso il Palazzo di Giustizia. Sulla sua facciata campeggia un’immagine emozionante: il sorriso di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Si tratta di una fotografia scattata il 27 marzo 1992 da un giovane fotoreporter siciliano, Tony Gentile. Dopo pochi mesi dallo scatto, a breve distanza l’uno dall’altro, l’Italia perderà i due grandi magistrati. A Questa fotografia il paese si è poi aggrappato per trovare senso e speranza. Anche a Pesaro la gigantografia ha suscitato grande partecipazione: alcune associazioni hanno firmato una petizione perché non venga mai rimossa; una classe di prima elementare ha scritto una poesia dedicata ai “due cavalieri della giustizia”; studenti e magistrati vi si sono ispirati il 23 maggio e il 19 luglio in occasione della commemorazione delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. È indubbio che dalla fotografia si sprigioni una forza invincibile, cui nessuno può sottrarsi. I genitori la indicano ai propri figli, i figli ai genitori.
Forse perché tramite quell’immagine riusciamo a sentire che Falcone e Borsellino sono vivi, più vivi che mai. Non li hanno uccisi “le loro idee camminano sulle nostre gambe”, dicono i ragazzi di “No Pizzo”; “i loro volti ci guardano” potremmo dire noi.

Come Paolo e Giovanni, anche Antonino Caponnetto è un magistrato- simbolo dell’antimafia. Nel 1983 diventa capo dell’ufficio istruzione di Palermo. Sin dal momento del suo insediamento, seguendo la strategia del suo predecessore Rocco Chinnici, Caponnetto crea un "pool" di pochi magistrati che possano occuparsi - esclusivamente e a tempo pieno - dei processi di mafia, Giovanni Falcone
ne fa subito parte. Arrivando a Palermo anche Borsellino viene inserito nel Pool. Il 16 novembre 1987 è una data storica non solo per il pool antimafia, ma per l’Italia intera: presso l’aula bunker di Palermo si conclude il maxiprocesso - iniziato il 10 febbraio 1986 – vengono pronunciate 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe a carico di 475 imputati.

Gli ergastoli inflitti ai capi storici di Cosa Nostra verranno confermati dalla Corte di Cassazione il 30 gennaio del 1992. Lo stesso anno Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono assassinati.
Tutto sembra crollare nei cinquantasette giorni che separano l’uccisione di Falcone da quella di Borsellino. È rimasta famosa la frase pronunciata da Caponnetto dopo la strage di via D’Amelio
“È finito tutto”. Così, per fortuna, non è stato. Lo stesso Caponnetto, dopo la disperazione di quei momenti, ha trovato la forza per reagire. Ha iniziato un viaggio attraverso le scuole e le piazze di tutta Italia per diffondere, soprattutto tra i giovani, la cultura della legalità e della responsabilità attraverso le figure di Falcone e Borsellino.

L’impegno civile nella lotta contro la criminalità organizzata” è il titolo dell’incontro, che si terrà il 18 gennaio 2013, alle ore 18,00, presso la Memo, Mediateca Montanari di Fano, nell’ambito della rassegna “Con le parole giuste”. Salvatore Calleri, Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, verrà intervistato dal giornalista Franco Elisei, direttore de Il Messaggero di Pesaro. Parteciperanno all’incontro anche gli studenti del liceo Nolfi di Fano, confidando in tal modo di portare avanti la felice intuizione di Caponnetto, secondo cui “La mafia teme di più la scuola della giustizia”. Si parlerà di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, delle parole che ci hanno lasciato, della missione che hanno affidato a ognuno di noi. Vorremo poter onorare il giuramento fatto da Caponnetto a Paolo Borsellino 24 luglio 1992, giorno dei funerali del magistrato e dei cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

“(…) vorrei dire a questo grande uomo, diletto amico, che non è solo, che accanto a lui batte il cuore di tutta Palermo, batte il cuore dei familiari, degli amici, di tutta la Nazione. Caro Paolo, la lotta
che hai sostenuto fino al sacrificio dovrà diventare e diventerà la lotta di ciascuno di noi, questa è una promessa che ti faccio solenne come un giuramento.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-01-2013 alle 16:49 sul giornale del 10 gennaio 2013 - 989 letture

In questo articolo si parla di cultura, fano, Fondazione Federiciana Memo, Con le parole giuste, falcone e borsellino

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/H2H