Caccia ai cinghiali, la posizione delle associazioni ambientaliste

cinghiale 3' di lettura Fano 19/10/2012 - "I cacciatori sarebbero i “salvatori della patria”, perché con l’uccisione di migliaia di cinghiali all’anno, contribuiscono al loro contenimento" segnalano Lupus in Fabula, Federazione Pro-Naura, Argonauta, Legambiente Pesaro e Wwf Marche in una nota alla stampa dove propongono alcune soluzioni alternative.

Secondo la Federazione Italiana della Caccia di Pesaro ed Urbino se ci sono troppi cinghiali in circolazione è colpa delle Aree Protette, che sarebbero una specie di porto franco, dove i cinghiali possono proliferare, e da cui si irradiano nel territorio della provincia per compiere scorribande ai danni degli agricoltori. I cacciatori sarebbero quindi i “salvatori della patria”, perché con l’uccisione di migliaia di cinghiali all’anno, contribuiscono al loro contenimento. Quindi è tutta colpa dei gestori degli enti parco o riserve che non fanno i piani di abbattimento del cinghiale, causando danni gravi soprattutto agli agricoltori limitrofi a queste aree. Fortunatamente gli agricoltori e molti cittadini sanno benissimo che le cose sono ben diverse da come le racconta la Fidc, ma alcune precisazioni è necessario farle comunque.

Iniziamo a dire che il cinghiale attualmente presente è stato introdotto dai cacciatori a partire dagli anni 80, ed è una entità tassonomica ben diversa da quello che esisteva prima della locale estinzione dovuta a vari fenomeni tra cui la caccia e il sovrautilizzo dei territori a scopo agro forestale. Il cinghiale introdotto veniva da popolazione dell’est europeo, ed è stato con frequenza incrociato col maiale, onde aumentarne le possibilità riproduttive. Pratica che si continua anche oggi, stante la possibilità di vedere cucciolate con esemplari neri, rosa, a macchie, e con altri segni di inconfondibile incrocio con maiali domestici.

La modalità di caccia al cinghiale favorisce a tal punto le squadre di cinghialai che possiamo dire senza ombra di dubbio che in realtà si tratta di allevamento brado su terreni demaniali e di privati, che si accollano i danni, mentre il frutto, la carcassa del cinghiale, è proprietà del cacciatore, che ne può ricavare anche reddito, vendendolo.

Un affare lucroso. I cacciatori si sono sempre rifiutati di accettare modifiche al vigente sistema di prelevamento che prevede principalmente la caccia in braccata e la ripartizione del territorio in aree affidate, di anno in anno, alla stessa squadra di cinghialai. Perché? Perché la squadra così può gestire i cinghiali della sua zona in modo tale che l’anno successivo ce ne siano ancora tanti da uccidere, evitando di indebolire la specie o persino incrementando i capi con reintroduzioni o foraggiamenti illeciti. Con il permanere di questo sistema, non si arriverà mai alla eradicazione del cinghiale, ne ad una sua forte riduzione, perché è contro gli interessi dei cacciatori.

Inoltre è falso che i parchi e le riserve non hanno mai attuato azioni di contenimento: alla Riserva Statale del Furlo la pratica dei chiusini dava risultati eccellenti nelle catture. Purtroppo atti vandalici di distruzione ad opera di ignoti è stata certo funzionale ad alimentare le richieste di abbattimento da parte di settori del mondo venatorio. Nel Parco del Sasso Simone e Simoncello gli abbattimenti autorizzati dall’Ente Parco sono stati persino superiori alle necessità di controllo della specie, tanto che il quell’area al momento il cinghiale è quasi del tutto estinto.

La responsabilità dei danni del cinghiale, è quindi riconducibile alla dissennata politica provinciale e regionale che ha concesso ampia libertà alle squadre di cacciatori, in un dannoso connubio tra interessi venatori e politici. La soluzione del problema è a portata di mano: basterebbe eliminare le zone di caccia affidate stabilmente alle squadre e consentire solo la caccia di selezione, con un numero di capi, suddivisi per sesso ed età, attribuiti al singolo cacciatore sulla base di censimenti eseguiti da organismi autonomi e non dagli stessi cacciatori. Dove la gestione è stata fatta in modo tecnicamente corretto i danni sono diminuiti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-10-2012 alle 15:01 sul giornale del 20 ottobre 2012 - 563 letture

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