Venturelli: 'Fano sembra una città dell'edilizia canaglia'

fano 3' di lettura Fano 30/09/2012 - La vicenda iniziata nel dopoguerra, della fontana deportata da uno dei giardini esterni della scuola Corridoni, presso il faro del porto, induce ad evidenziare altre privazioni a questo stesso complesso scolastico. Con la ripresa economica, la diffusione delle auto intrecciata alla speculazione sui suoli divenne il problema di Fano ancor oggi non risolto, fatto di traffico difficile, di una interquartieri fantasma e di un atteggiamento speculativo che ha marcato mezzo secolo di scelte urbanistiche.

Piuttosto di una rivisitata e colta “Città vitruviana”, ormai Fano sembra una spalmata city dell’edilizia-canaglia senza firma e bellezza.

Ma tornando della nostra magistrale architettura scolastica, ai lati dell’ingresso, i due prospetti, per tutta lunghezza mantenevano ancora le originarie aiuole sottostanti che vennero trasformate in “utili” parcheggi! Così delle vellutate viole del pensiero, ivi presenti a quel tempo, oggi resta solo il colore del rammarico…Il significato diffuso di questo fiore modesto è legato alla reciprocità del ricordo, alla stima, ed alla capacità di superare la prova più difficile per ogni amore; quella del tempo. Già! perché l’architetto Razionalista Mario De Renzi , aveva dedicato una considerazione affettuosa alla persona di riferimento del progetto. Chiunque volesse consultare presso la sezione fanese dell’Archivio di Stato i disegni per questo edificio, si imbatterebbe in un foglio su cui il progettista aveva annotato a matita una frase tratta dall’autobiografia di Filippo Corridoni, risalente al 1915: “HO AMATO LE MIE IDEE PIU’ DI UNA MADRE, PIU’ DI QUALSIASI AMANTE CARA, PIU’ DELLA VITA”. Dichiarazione che si sapeva bene, negli anni trenta, all’epoca del progetto, non essere pura esercitazione verbale ma il riassunto della disperata umanità di Filippo.

Quasi che lo stesso progettista pensasse di tenerla a guida del suo proprio lavoro; di farla entrare sin dentro i muri, trattenerla se possibile e nasconderla viva nel calcestruzzo e nel significato dell’edificio. Sono anche queste escogitazioni, assieme alle innovazioni tecnico-estetiche, a distinguere l’architettura dall’edilizia, al punto che, chi interagisce con l’opera possa acquisire oltre al vantaggio delle utilità dell’edificio e del suo circondario, anche la suggestione del sacrificio del Corridoni: un Sindacalista che chiese ben poco per se e che pagò sempre in prima persona il suo amore per i più deboli nelle lotte operaie milanesi di inizio ‘900, come pagò la sua adesione al processo unitario. Un costume che solamente pochi, oggi, indossano e che costituisce da solo patrimonio culturale ed educativo per il futuro.

C’è sempre in ogni architetto la speranza che la qualità del suo progetto possa servire a far amare l’opera ai destinatari assicurandone in tal modo conservazione e sopravvivenza ma qui Mario De Renzi, purtroppo non riuscì a prevedere che gli amministratori e la cittadinanza fanese potessero in più modi e tempi mancare di rispetto per accidia ed incultura al valore del suo edificio ed alla figura di Filippo Corridoni. Se i dettagli, come sembra, sono rivelatori del vero, quelle viole asfaltate significano che non c’è male possibile che non sia capitato e non possa capitare al patrimonio storico-artistico cittadino.

Oggi, all’inizio della demotorizzazione, immaginare che quelle viole possano rifiorire sembra conformismo di protesta? si tratta solo di eliminare venti posti auto con poca spesa! Infine; sarà follia, sperare che chi di dovere applichi l’art. 9 della Costituzione, quello che tutela il patrimonio storico-artistico, correggendo quanto fatto da coloro che solamente finsero di fare gli amministratori pubblici?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-09-2012 alle 15:53 sul giornale del 01 ottobre 2012 - 1728 letture

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