Enrico Vergoni ricorda Aldo Moro dopo 34 anni dalla tragedia

Enrico Vergoni 3' di lettura Fano 06/05/2012 - Il nove maggio 1978 Aldo Moro dopo 55 giorni di rapimento ,viene ucciso. Oggi, che sono passati 34 anni, vorrei ricordare non quella tragedia che colpì l’Italia ma quell’uomo così straordinario. Il mondo è pieno di politici che ti spiegano le cose che sono già accadute ma leader che hanno il coraggio di spostare in avanti la loro visione del mondo, di vincere l’impopolarità sono rari.

Tra questi c’è sicuramente Moro che sapeva come pochi trasformare la politica in un idea di sviluppo della nostra società: l’evoluzione di un sistema politico verso un approdo che veniva chiamato “la democrazia compiuta” ,la convinzione che , come disse nel 1968, “tempi nuovi si annunciano ed avanzano in fretta, come non mai. La sensazione che storture ,ingiustizie non siano oltre tollerabile, la visione del diritto altrui da tutelare non meno del proprio ,il fatto che i giovani non si riconoscono più nella società e la mettano in crisi ,sono tutti segni del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità.”

Si nota da queste parole cosa intendeva per politica ,cioè la capacità di leggere la società ,la concezione dello Stato come strumento a difesa delle istanze dei più deboli, come garanzia di giustizia e di solidarietà ma anche la consapevolezza dell’affermarsi di nuovi diritti e l’invocazione di una stagione di doveri senza la quale l’Italia avrebbe rischiato di perdersi.

Insomma Aldo Moro era il politico capace “di tenere la luce accesa su quell’umanità “che vuole farsi” come disse a metà degli anni settanta in un suo celebre discorso prefigurando una nuova via, un futuro diverso.

Impossibile non immaginare un collegamento con i nostri giorni ,su quello che avverrà dopo questa fase politica, un "dopo" che non sarà identico al "prima", perché le ragioni profonde, che lo stesso governo Monti sta per alcuni aspetti inaspettatamente rivelando, attengono a un cambiamento già intervenuto nella società italiana, di cui il distanziamento dalla politica e dai partiti è solo un sintomo, in parte giustificato proprio dall'accusa rivolta alla politica e ai partiti di non conoscere più il paese e di temere il confronto con ciò che è cambiato. L'accusa di non amare questo tempo.

Scriveva Moro ancora molti anni fa : "Come ci piace straniarci dal nostro tempo per scuotere da noi pesanti e fastidiose responsabilità! Non amiamo il nostro tempo perché non vogliamo fare la fatica di capirlo nel suo vero significato, in questo emergere impetuoso di nuove ragioni di vita, in questa fresca misteriosa giovinezza del mondo".

Trentaquattro anni dopo è giusto ricordare la sua lezione, soprattutto per giovani come me non ancora nati in quel periodo, affinchè nessuno si dimentichi che ,come disse lo statista nel 1977, la democrazia è un processo che continuamente si svolge ma con l’impegno di tutti, nessuno escluso.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-05-2012 alle 03:18 sul giornale del 07 maggio 2012 - 1408 letture

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