Terme di Carignano: l'ombra della speculazione dietro il progetto della variante

Fano 30/03/2012 - Il partito del “fare ad ogni costo” è un’alleanza trasversale che appare simile a quella che sostiene il governo Monti. A livello locale la ritroviamo nelle forze politiche che con più convinzione sostengono l’affare dell’Ospedale Unico Fano-Pesaro, ma anche tra quelle che vorrebbero coprire di cemento l’area delle Terme di Carignano.

A questo proposito non ci stupisce l’ipotesi che il Comune di Fano, ignorando volutamente le prescrizioni della Soprintendenza, chieda alla Provincia di chiudere l’accordo di programma con la conferma di tutte le previsioni edificatorie della variante, quindi senza le cancellazioni di superficie edificabile richieste da Ancona. Speriamo invece che il presidente della Provincia mantenga fede alla mozione approvata e da lui stesso votata in consiglio provinciale nel giugno scorso che chiede la “chiusura del procedimento di approvazione del progetto coerentemente con le disposizioni della Soprintendenza”.

Non sono però giustificati e realistici i timori per “le gravi conseguenze” che si potrebbero determinare per “l’esclusione dal Prg di terreni edificabili da vent’anni” perché una previsione edificatoria non assegna ai cittadini un perenne e inviolabile diritto a costruire, salvo che non si tratti di un piano particolareggiato, ma anche in questo caso il diritto decade dopo 10 anni nel caso in cui esso non venga esercitato.

Ricordiamo che il piano particolareggiato di iniziativa pubblica a firma di Cervellati risale al 1990 e quindi la società Terme di Carignano ha avuto tutto il tempo per metterlo in pratica. Ma se ciò non è successo per vent’anni, nonostante il comune abbia approvato successive varianti con aumento di cubatura in accordo con la proprietà, per quali ragioni oggi si dovrebbe pensare che la società guidata da Marcello Berloni voglia realmente investire sull’attività termale? Vale la pena di ricordare le dichiarazioni dell’imprenditore di fine gennaio: “Diciamo la verità, noi non abbiamo mai voluto fare termalismo, non ci interessa. Noi volevamo avere i permessi per vendere, ma a questo punto chi compra?”

Quindi se il Comune e la Provincia decidessero di ignorare il parere della Soprintendenza e di approvare una variante che seppellirebbe sotto una immensa colata di cemento una magnifica ed irripetibile zona agricola, più che un “avanti con il progetto le Terme” potrebbe esserci solo un “avanti con la speculazione”. Ovviamente i proprietari delle aree sarebbero ben contenti, ma quali saranno i vantaggi a medio e lungo termine per il resto dei cittadini?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-03-2012 alle 15:50 sul giornale del 31 marzo 2012 - 289 letture

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