Cinema e spiritualità: al Battisti in scena 'Habemus Papam'

Fano 27/03/2012 - Mercoledì 28 marzo alle ore 16,30 presso l’Aula Magna dell’Istituto Commerciale Battisti il Circolo Bianchini presenta il primo dei tre appuntamenti dedicati a Cinema e Spiritualità. Verrà proiettato Habemus Papam di Nanni Moretti, film selezionato in Concorso lo scorso anno al Festival del Cinema di Cannes e vincitore di 6 Nastri d’Argento, interpretato da uno straordinario Michel Piccoli. La rassegna è curata da Luca Caprara. Ingresso libero.

Sinossi .

Eletto Papa, il cardinale Melville, adesso Papa Celestino VI, entra in crisi e in procinto di salutare i fedeli in Piazza San Pietro si rifiuta, in preda ad un attacco di panico. A soccorrerlo interviene il migliore psicoanalista di tutta Roma che si ritroverà costretto a vivere tra i cardinali del conclave e a non oltrepassare le mura vaticane fino a quando Papa Celestino VI non supererà la propria crisi d’identità.

Interpretato da uno straordinario Michel Piccoli, che ricorda per la fisiognomica e per la sua passione per il teatro Papa Giovanni Paolo II, Papa Celestino VI è un Pontefice dal sorriso puro come quello di un bambino, goffo e irascibile di fronte al proprio senso d’inadeguatezza.

Mentre il neo Papa ribalta e frammenta la propria prospettiva monoculare scendendo in strada, vivendo tra le persone comuni e ipotizzando una vita da attore, Moretti, psicoanalista ateo che crede nella casualità dell’esistenza in senso darwinista, organizza un torneo di pallavolo tra i cardinali cristiani di tutto il mondo. L’ultimo film di Moretti assottiglia le distanze tra gli uomini e le istituzioni che dovrebbero rappresentarli provando a sperimentare altri punti di vista. La paternità, tema ricorrente nella filmografia dell’autore, diventa oggetto di riflessione sulla contemporaneità. In questo caso però il padre è il sommo Pontefice e la crisi di cui è vittima Papa Celestino VI, ideale successore di Papa Celestino V che nel 1294 abdicò al proprio incarico accusando la Chiesa di corruzione, non è una crisi di fede, ma è una crisi che ha un carico prima individuale che istituzionale, di quella paternità che il Papa non crede essere pronto ad assumere. Attraverso un continuo ribaltamento di prospettiva ricca di profonda umanità, Habemus Papam riflette sul magico non senso della precarietà dell’esistenza sperimentando le analogie tra i meccanismi comici e tragici della vita.

Nanni Moretti torna dietro la macchina da presa a quattro anni da Il caimano per riproporci il Moretti che preferiamo, quello de La stanza del figlio tanto per intenderci, lontano dai lidi della politica tout-court e dalla nostalgia canaglia, regalandoci un piccolo gioiello acuto ed ironico, oltremodo elegante nella messinscena e mai banale nel suo esplorare fragilità e luoghi comuni che si celano dietro la carica religiosa per antonomasia, che come ci mostra Moretti è decisamente onerosa nel suo voler miscelare con troppa nochalance religiosità e necessità terrene.

Moretti si ritaglia un personaggio irresistibile che come una sorta di anarcoide e un pò folle corpo estraneo si aggira tra le sontuose stanze vaticane, gioca a carte con i cardinali, ne bacchetta l’abuso di farmaci e li convince a partecipare ad un torneo di pallavolo a squadre, insomma ogni occasione è buona per mettere in mostra un vero e proprio teatrino di varia e spassosa umanità che funge da perfetto contrappunto al malinconico personaggio di Michel Piccoli, che nel frattempo si aggira per la città in una sorta di simbolico pellegrinaggio in cerca di un segno che gli indichi la strada o perlomeno qualcuno capace di spiegargli da dove proviene quel grande terrore che lo sta paralizzando. Habemus Papam è un film che stavolta ammicca ad un pubblico più ampio dei consueti morettiani doc e dei cinefili da festival, Moretti maneggia con estrema dovizia una confezione sontuosa ed elegante, riuscendo a maneggiare con classe una tematica senza dubbio irta di spigolosità, ma in questo particolare caso anche piuttosto stimolante

Habemus Papam è, prima di tutto, una commedia, dai toni lievi e in alcuni frangenti addirittura divertente. Moretti dà prova di grande misura nell’affrontare il tema guida che, per sua stessa ammissione, è il senso di inadeguatezza, di fragilità di fronte all’importanza di un ruolo che si teme di non sapere adempiere degnamente. In una sequenza di grande impatto i cardinali riuniti pregano di non essere scelti per accedere al pur ambito soglio papale, e in quelle voci sommesse si può comprendere appieno la profondità del racconto e della riflessione di Moretti. L’autore di Caro diario e Aprile non punta la macchina da presa esclusivamente sulle incertezze e i dubbi delle anime pur illuminate dalla fede religiosa, non si limita a raccontare la pur paradossale vicenda di un Santo Padre in fuga, ma riesce al tempo stesso a dedicarsi al contorno, alle altre figure complesse che si trovano a recitare sullo stesso palcoscenico, dai cardinali alle guardie svizzere, passando per i due psicologi portati in scena da Margherita Buy e dallo stesso Moretti (che ha ammesso di rivedersi in alcuni elementi del suo personaggio ma anche, per altri aspetti, nel carattere del ‘suo’ pontefice).

Non c’è spazio per le polemiche politiche nel dopo-film, l’intellettuale impegnato e spesso pungente sui temi di attualità, anche in contrasto con la sua area di riferimento (quella di centrosinistra) decide di volare alto, così come in Habemus Papam non si cede alla tentazione dell’invettiva contro la Chiesa, nonostante i ripetuti scandali recenti potessero lasciare immaginare una qualche presa di posizione. Il mondo cattolico è invece guardato con grande intelligenza e rispetto, anche se non si tratta certo di autocensura o di una scelta diplomatica perché non c’è nulla di taciuto.

Nanni Moretti prova ad affrontare la difficile tematica alternando scene comiche a momenti di approfondimento psicologico, il desiderio di fuga dalle responsabilità alla volontà di far del bene, la consapevolezza che le difficoltà impongono un papa che sia in grado di affrontarle e di proporre cambiamenti a quella di non essere la persona adatta allo scopo. Seguendo il girovagare per le vie di Roma del protagonista, lo spettatore ne approfondirà la psiche, ne comprenderà in parte le ragioni, fino a vivere intensamente con lui il momento delle decisioni più difficili.

Habemus papam è sicuramente un film bello, intenso, ben alternato fra i momenti di pura ilarità legata a situazioni inverosimili ma non troppo e lunghi istanti di riflessione sulla psiche umana e sull'aspetto umano e non religioso di chi comanda la nostra Chiesa, una pellicola che ha portato con sè strascichi polemici e critiche favorevoli e che è stata bene accolta sulla Croisette al festival di Cannes 2011.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-03-2012 alle 12:41 sul giornale del 28 marzo 2012 - 373 letture

In questo articolo si parla di cultura, fano, circolo, bianchini, Circolo Culturale A. Bianchini

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/wZ2