Un'esperienza da portare avanti: il laboratorio protetto di segnaletica stradale

Fano 23/03/2012 - Il laboratorio di segnaletica stradale della Provincia è nato nei primi anni 70, istituito dalla provincia di Pesaro-Urbino su proposta dell'allora amministratore Evio Tomasucci.

Dopo notevoli difficoltà, legate al carattere inedito e innovatore del progetto, nel corso degli anni si è giunti ad un livello di eccellenza tale da suscitare anche l'interesse di molte altre amministrazioni di ogni ordine e grado, che numerose sono venute a fare sopralluoghi al fine di mettere in pratica simili iniziative nei loro territori. Da oltre 40 anni, a Pesaro in via E. Barsanti al n°14, la provincia gestisce questa struttura che opera nel settore della segnaletica stradale, operando l’inserimento lavorativo di disabili psichici e psichiatrici. Alcuni di loro collaborano quindi con addetti normodotati e anche diversi lavoratori socialmente utili (unità LSU introdotta di recente in via sperimentale) per produrre con criteri di flessibilità, assai preziosi per la realtà locale, segnali stradali ed infrastrutture in ferro zincato per tutta la rete viaria della provincia.

E' in questo contesto che lavorano, trovando inserimento, i 7 operatori disabili psichici e psichiatrici (un tempo erano 12 e inspiegabilmente non sono mai stati sostituiti). La Provincia impiega questa struttura per la realizzazione di cartelli stradali e rispettivi supporti compresa tutta la relativa carpenteria. Partendo da semi lavorati si realizza varia segnaletica stradale mediante l'applicazione di pellicole adesive ad alta resistenza, offrendo una versatilità ed una prontezza d'uso irrealizzabili con le normali dinamiche commerciali. Dinamiche che vedrebbero la necessità di ordini e quantità standardizzate, costringendo a eccessive scorte di magazzino e a mancanza di versatilità, così da condurre al contrario ad un aumento vertiginoso dei costi reali per la provincia.

Naturalmente i disabili non solo collaborano con gli operatori normodotati per la produzione a favore della provincia e quindi della collettività, ma sono impegnati anche nel loro personale interesse in attività volte a vario titolo ad un miglioramento complessivo della loro condizione cognitiva, psicologica e sociale. Recenti e interessanti risultati si sono ottenuti con il lancio di un nuovo programma sperimentale denominato “Metti le ali al disagio” il quale, facendo leva su alcune loro passioni ad alto contenuto simbolico come la tecnologia e in particolare l'interesse per il volo, li sta conducendo poco a poco alla capacità di utilizzo autonomo del personal computer e all'acquisizione di notevoli capacità manuali nel settore della falegnameria specializzata.

Grazie a questo particolare ambiente lavorativo, queste persone diversamente abili, non solo hanno recuperato una loro dignità lavorativa a beneficio anche della collettività, ma compiono un percorso cognitivo e formativo che ne aumenta continuamente il valore e la propria soddisfazione. Purtroppo però, in tutto questo, una visione miope della burocrazia ha nel tempo negato una procedura vera e propria per i nuovi inserimenti. Ad oggi, questa fantastica “oasi”, vede la partecipazione di soli 7 disabili, assistiti da 2 operatori e un lavoratore socialmente utile, che operano nella doppia veste di operatori di produzione e assistenti a disabili.

Inoltre, ci si chiede anche che fine farà questa importante struttura con le recenti disposizioni che potrebbero vedere le provincie confluire in parte nei comuni ed in parte nella regione. Speriamo che qualche politico lungimirante e illuminato si renda conto che questo prezioso centro, piuttosto che essere sciolto o cannibalizzato, andrebbe invece potenziato e meglio strutturato per proseguire un servizio quanto mai necessario e richiesto nell'ambito sociale e in quello della psichiatria e del disagio mentale.

E’ necessario sin da subito stendere un progetto di continuità e potenziamento di questa struttura, che dovrà inserirsi a pieno titolo ed al più presto nella rete dei servizi socio sanitari del territorio provinciale (comuni, azienda sanitaria e Terzo Settore). Come dicevamo all’inizio, ciò rappresenterebbe forse il miglior riconoscimento al lavoro di Evio Tommasucci, pioniere in questo settore.


da Ermanno Cavallini
Presidente associazione Il Gabbiano





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-03-2012 alle 16:11 sul giornale del 24 marzo 2012 - 358 letture

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