3 donne, 3 vie: l'emancipazione femminile arriva in strada

4' di lettura Fano 27/02/2012 - Nato e diffuso via facebook dal gruppo Toponomastica femminile, il censimento delle vie intitolate alle donne sta avendo grande successo su tutto il territorio nazionale con anche qualche puntata in altri paesi, con corrispondenti da Madrid, Bruxelles, Montreal.

La memoria collettiva viene costruita e sedimentata anche attraverso i nomi di piazze e strade (odonomastica), e la quasi totale assenza di nomi di donne dalle nostre città lascia pensare, nello stereotipo comune, che non ci siano donne degne di essere ricordate. Le innumerevoli liste pubblicate da Toponomastica femminile, rivelano, se ci fosse bisogno di prove, che le donne degne, o degne quanto i colleghi uomini, sono innumerevoli, in tutti i campi: dalle scienziate, alle scrittrici, dalle archeologhe alle imprenditrici. Non c’è che da scegliere, eppure sono quasi assenti dalla nostra memoria odonomastica. Se non vogliamo pensare a qualche vuoto nelle conoscenze degli amministratori, non possiamo tacere che siamo cresciuti in una cultura discriminante per le donne, anche nella memoria. Le donne nella storia italiana, sono normalmente state il lato oscuro della luna: presenti e agenti, ma invisibili. Invisibili e destinate a scomparire anche dalla memoria.

Così i sessanta comuni della provincia di Pesaro e Urbino sono messi al vaglio. Chiediamo all’architetto Mirko Renzoni, di Sartorie Culturali, il gruppo che sta coordinando l’indagine per tutta la provincia, le motivazioni che hanno portato ad aderire al progetto e che cosa ci si aspetta: “Il progetto può essere letto a più livelli. In primo luogo fa immediatamente riflettere ognuno di noi, che, scommetto, difficilmente riesce a farsi venire in mente vie del proprio comune intitolate a donne. Ma questa è una superficie che svela che le politiche, anche quelle della memoria, sono state a lungo gestite dagli uomini. È il momento di cambiare la percezione dell’ambiente in cui viviamo, che è stato realizzato anche dai sogni, dall’immaginazione e dal lavoro delle donne. Ci aspettiamo che la presa di coscienza di uno storico divario anche nella toponomastica, porti a porvi rimedio, perché non è soltanto un fatto ‘estetico’, ma di mentalità, che, sempre più deve essere di parità e non maschilista”.

E per modificare le mentalità ci vuole tempo e perseveranza: del resto, uno dei primi manuali scolastici di storia che fa cenno al movimento di emancipazione femminile è stato pubblicato meno di trent’anni fa: molte persone storcono tuttora il naso alla parola ‘femminista’, di rado riflettendo sul fatto che come della democrazia condividono i principi, così condividono i risultati delle richieste del femminismo: libertà, uguaglianza e pari diritti per tutto il genere umano.

È per questo, che, contestualmente a questa fase di raccolta dati su tutto il territorio provinciale, Sartorie Culturali ha inviato a tutti i sindaci, e all’assessora alle politiche di pari opportunità della provincia, una e-mail con la richiesta di disponibilità a comunicare i dati necessari e, soprattutto ad aderire all’iniziativa "8 marzo: 3 donne, 3 strade" e di prendere l’impegno di dedicare tre vie, o luoghi urbani in senso lato, a tre donne: una conosciuta a livello locale, una nazionale e una donna straniera. Questo per “coniugare le tre anime dell’Italia”.

Intanto il gruppo procede nella raccolta e ha già pubblicato un primo elenco, sebbene incompleto, su facebook. Per ora sembra che ventiquattro comuni non abbiano neanche una via intitolata a una donna. Delle vie che portano il nome di donne, la maggior parte sono nomi di sante (Lucia su tutte), spesso toponimi per una chiesa o un convento ad esse dedicati. Isola del Piano ha un viale e una via dedicate a due regine: Elena e Margherita, indizio, anch’esso, della storia recente del nostro paese. Soltanto cinque comuni hanno una via dedicata alla scienziata, pedagoga e attivista per i diritti civili delle donne, di origine marchigiana e famosa in tutto il mondo, Maria Montessori. Di scrittrici, si trova quasi esclusivamente Grazia Deledda, anch’essa simbolo di una stagione della storia italiana. Adele Bei, una delle ventuno donne all’Assemblea Costituente, la ricorda soltanto il suo paese d’origine, Cantiano.

Chi volesse aiutare a completare la raccolta dati, può raggiungere su facebook Sartorie Culturali o scrivere all’indirizzo: associazionesartorieculturali@gmail.com








Questo è un articolo pubblicato il 27-02-2012 alle 16:13 sul giornale del 28 febbraio 2012 - 743 letture

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