Tassa di soggiorno: la Confesercenti di Fano replica all'assessore Severi

ombrellone 2' di lettura Fano 15/02/2012 - Dopo aver letto sulla stampa locale le dichiarazioni rese dall’assessore Severi a proposito della tassa di soggiorno, Confesercenti “ribadisce il suo no, pur comprendendo perfettamente i problemi degli Enti locali, preoccupati di poter garantire servizi ai cittadini e impegnati a chiudere un bilancio non semplice”.

“Come sa anche l’assessore -afferma il direttore Confesercenti di Fano Ilva Sartini- le imprese stanno vivendo un periodo molto pesante e, tra loro, anche gli albergatori affrontano una lunga serie di problemi. Questo è tanto vero che, anche a livello nazionale, l’associazione dei nostri albergatori sta incontrando i parlamentari per esprimere le preoccupazioni sulla nuova IMU e la rivalutazione degli estimi catastali. La categoria è estremamente preoccupata per le conseguenze di un ulteriore aumento delle tasse, preoccupazioni che l’associazione condivide, visto che quelle turistiche sono le uniche imprese a garantire ancora occupazione ed entrate per l’indotto di tutto il territorio”.

“Non solo, ma il 2012 sarà un anno ancora molto difficile per gli italiani (l’85% dei nostri turisti), che ridurranno le loro vacanze e sicuramente studieranno molto attentamente come poter risparmiare. Alla luce di questo, non possiamo accettare la parte della dichiarazione dell’Assessore Severi che dice: “la motivazione sostenuta dall’associazione di categoria non è fatta in base ad una valutazione seria”. La nostra valutazione è estremamente seria, e siamo anche disposti ad incontrarlo dati alla mano, per una serie di motivi. Intanto perché il turismo si vende da un anno all’altro, per cui gruppi e pacchetti per la prossima stagione sono già stati venduti ad un prezzo che non comprendeva la tassa di soggiorno.

Inoltre i territori sono molto competitivi tra loro e la competitività massima si gioca, purtroppo, sul prezzo. Ciò è tanto vero che, negli ultimi anni sono sì aumentati arrivi e presenze, ma si sono ridotti i fatturati: uno o due euro cambiano eccome le scelte dei possibili clienti. Gli albergatori sarebbero, pertanto, costretti a pagare di tasca propria la tassa di soggiorno per non annullare contratti già firmati e per non perdere clientela. Vogliamo quantificare gli importi? Se parliamo di un euro a persona e ci riferiamo a 10/15.000 presenze per un albergo stagionale, parliamo di 10/15.000 euro. E sicuramente l’esempio riguarda una struttura di piccole dimensioni. L’imposizione fiscale per le imprese è già arrivata al 68%. Siamo certi che una tale ulteriore pressione fiscale non finirà per far sì che gli operatori rinuncino agli investimenti sulle strutture?"






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-02-2012 alle 12:28 sul giornale del 16 febbraio 2012 - 423 letture

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