All'assemblea degli industriali, il presidente della Piccola Industria 'La politica cerchi sviluppo e non consenso'

claudio pagliano confindustria pesaro urbino 4' di lettura Fano 21/06/2011 -

E’ un’associazione in trasformazione quella che ha presentato Claudio Pagliano, presidente di Confindustria Pesaro Urbino, alla sua prima assemblea generale dei soci, svoltasi in forma privata.



E’ cambiato il sistema competitivo dell’economia e quindi dell’associazionismo, della rappresentanza e anche delle dinamiche di erogazione dei servizi ai soci” ha detto Pagliano” ricordando che ”stiamo vivendo ormai da tempo una delle crisi più profonde per il nostro sistema produttivo e i segnali di miglioramento sono ancora flebili”. “Per questo motivo, ha sostenuto Pagliano, il nostro compito è quello di affiancare le aziende nelle loro strategie di crescita e di internazionalizzazione”.

Ospite dell’incontro il presidente nazionale della Piccola Industria, Vincenzo Boccia, che alla platea degli industriali ha lanciato un messaggio forte: “Il futuro del Paese va dibattuto con il Paese e non con una o più parti sociali”.

La piccola industria, come è emerso dalle Assise generali di Confindustria a Bergamo, è portatrice di progetti – ha spiegato Boccia - e il suo ruolo non è quello di antagonista del sistema, ma quello di parte attiva nella realizzazione di una politica economica in grado di favorire lo sviluppo. Perché Confindustria è cambiata: l’80% delle imprese ha meno di 50 dipendenti e solo il 20% ne ha più di 100”. “Le piccole imprese sono pronte, quindi, a svolgere il loro ruolo di indirizzo, perché il nostro Paese vive di confronto e non di conflitto. Non vi sono conflitti all’interno della fabbrica perché litigare è un lusso che non ci possiamo permettere”.

Secondo Boccia “la Piccola Industria è un corpo intermedio dello Stato, che deve agire in modo coraggioso per sbloccare la crescita del Paese, liberando il mercato dai troppi vincoli che lo penalizzano e premiando il merito”. “Confindustria è chiamata a svolgere appieno il ruolo di classe dirigente indicando all’Italia intera, ai suoi lavoratori, alle giovani generazioni, la rappresentazione precisa della situazione del Paese e la via d’uscita dalla stagnazione, che la caratterizza da quasi vent’anni. Oggi più che mai la politica per le imprese è politica per il Paese e non deve rincorrere il consenso, ma ricercare lo sviluppo”. E’ indispensabile, quindi, “superare incertezze e ritardi e inaugurare una nuova stagione di sviluppo”.

Alla politica non chiediamo scambi – ha sostenuto Boccia -. Noi vogliamo invece che intervenga in primis realizzando infrastrutture con tempi certi, attuando la riforma fiscale che blindi il debito dello Stato, ma nel contempo aiuti le imprese a decollare e riduca i costi esorbitanti della politica”. “Per reperire le risorse è necessario mettere in campo un insieme di interventi che vanno da una politica di maggiore rigore nella Pubblica amministrazione allo spostamento del prelievo fiscale dalle imposte dirette a quelle indirette, fino a una seria politica di liberalizzazione e privatizzazione che limiti nelle amministrazioni locali la prassi degli affidamenti in house”.

Le imprese sono penalizzate da un fisco troppo alto e non riescono a indirizzare risorse sufficienti per gli investimenti in innovazione e per internazionalizzarsi. Queste ultime, oggi, sono due aree chiave non soltanto per l’azienda che intende crescere, ma anche per chi vuole mantenere le proprie quote di mercato. In materia di credito le imprese devono sfruttare le opportunità offerte dall’Accordo firmato con l’ABI e con il Ministero dell’Economia che proroga gli effetti dell’Avviso Comune per la sospensione dei debiti delle Pmi e che fra i vari punti prevede, ad esempio, la possibilità di ricevere finanziamenti dalle banche in misura proporzionale agli aumenti di capitale effettuati dalle imprese. Soluzioni specifiche per favorire l’internazionalizzazione e l’innovazione si trovano, invece, nell’accordo firmato da Piccola Industria e Banca Intesa Sanpaolo”.

In questo momento il sistema delle piccole imprese ha una sola strada da percorrere che è quella di crescere con l’aggregazione, che le consente di fare un salto di qualità. In Cina, per esempio, il cui PIL cresce al ritmo del 10%, ora si va a vendere, mentre nel mondo che non cresce, rappresentato dall’Europa, si deve essere capaci di aggredire spazi di mercato”. In definitiva, l’Italia futura è quella che è capace di ritrovare la capacità di progettare il suo futuro. “Vogliamo un paese dinamico, che valorizzi le sue risorse migliori e che sia in grado di attrarne altrettante dall'estero, in termini di imprese e di capitale umano”, ha concluso Boccia. “L'ingresso dei paesi emergenti nel mercato mondiale e l'avvento delle nuove tecnologie hanno cambiato le regole del gioco. Dobbiamo adattarci e farlo presto perché il tempo è una variabile determinante per la competitività".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-06-2011 alle 15:44 sul giornale del 22 giugno 2011 - 383 letture

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