Doping giovanile, interviene l’assessore allo Sport Massimo Seri

assessore allo Sport Massimo Seri Fano 11/06/2011 -

Riguardo alle vicende dell’ex Rimini Calcio: “Fa male sapere di giovani e giovanissimi che si sono sottoposti a trattamenti dopanti addirittura sollecitati dai genitori”.



Fa purtroppo molta tristezza leggere sulla stampa dell’indagine sul doping dell’ex Rimini Calcio e di come nel setaccio perverso degli sportivi che si sono sottoposti a trattamenti dopanti ci siano anche giovani e giovanissimi (minorenni), addirittura sollecitati dai genitori! Casi sicuramente isolati, ma che destano profondo sconcerto e disorientamento nel vedere che ad attentare alla salute dei ragazzi siano gli stessi padri. Per chi ama lo sport, a qualunque livello d’impegno agonistico e non, per chi come le istituzioni ne comprende, esalta e promuove la pratica per ragioni sia di salute che culturali, è disarmante constatare come valori umani e civili che la pratica sportiva ha in sé, vengano abbattuti e spezzati da un cinismo impensabile. Constatare che l’angelo tentatore sia lo stesso genitore è il massimo della corruttela etica nel rapporto genitori - figli! E’ dovere di noi tutti, quindi, non lasciar rassegnatamente correre su quanto veniamo a sapere dagli organi di informazione in quest’ultimo eclatante caso, ma al contrario commentarlo, condannarlo in tutta la sua nefasta immoralità. Il fenomeno del doping non è di oggi, né di ieri, esiste da tempo immemorabile ed ha precedenti negativi illustri fin dall’antichità classica. Ma il proliferare fin dentro l’ambito familiare di eccessi come quelli letti qualche giorno fa con minori circuiti dai familiari, la dice purtroppo lunga su quanto il nostro mondo, quello dello sport e della pratica sportiva, sia sempre più condizionato da un lato dal Moloch prestazionale, dall’altro dalla caduta libera dei valori propri. Non dobbiamo dunque allentare l’allarme ormai sociale del doping che invade la pratica sportiva, sia come soggetti pubblici che associativi e di controllo pubblico o parapubblico, affinché questa insidiosissima mala pianta che mina la dignità del fare sport sia combattuta, contrastata, aggredita ed anche buttata fuori dal recinto ‘sacro’ dello sport. Comprendere e promuovere i valori alti che lo sport richiama non significa declinare una mera retorica, ma essere convinti e consapevoli che allontanarsi da essi è la fine dell’essenza stessa dello sport, che verrebbe degradato a spaccio di sostanze contro la giovinezza, la purezza e l’innocenza di chi lo pratica”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-06-2011 alle 17:29 sul giornale del 13 giugno 2011 - 1442 letture

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Assessore,
anche da nonno che spesso accompagna nipoti ai campi di calcio, non posso che condividere fino all'ultima parola il Suo puntuale intervento che trovo veramente "alto" e appassionato. Spero che molti genitori e tutti i "grandi" che gravitano intorno al mondo dello sport, abbiano l'opportunità di leggere quello che Lei scrive e che considero un importante contributo per aiutarci a riflettere seriamente sull'importante argomento.
Grazie.
(G.P.)