Terme, ambientalisti: 'Chi troppo vuole nulla stringe'

La Lupus in Fabula| 2' di lettura Fano 05/06/2011 -

Evidenziamo come la Soprintendenza rimanga di fatto l’unico ente statale che difende il paesaggio contro progetti fortemente impattanti, mentre spesso gli enti pubblici locali non riescono a resistere alle “lusinghe” del cemento, spesso accompagnato da promesse di sviluppo e occupazione, non suffragate da nessun valido studio economico.



La Soprintendenza ha sempre sostenuto che il progetto iniziale che prevedeva oltre 58000 mq di superficie edificabile andava fortemente ridimensionato, perché in conflitto con il vincolo presente sulla zona. Invece dopo due anni di incontri e chiarimenti il progetto ha subito un taglio di soli 4200 mq e, sebbene più compatto della prima versione, resta tuttora incompatibile con i valori ambientali e paesaggistici. Probabilmente se gli incrementi volumetrici rispetto al costruito, non fossero stati così mastodontici, cioè del 1000x100, ed il progetto delle nuove terme si fosse limitato al recupero e ampliamento ragionevole dei volumi esistenti, per le funzioni termali, più un albergo di proporzionate dimensioni da realizzare a nuovo, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.

Se i proponenti dell’accordo di programma sono comprensibilmente delusi, non se la devono prendere con chi fa correttamente il proprio mestiere, cioè difendere un bene primario e collettivo, ma con chi ha fatto promesse o ha garantito scorciatoie senza tenere conto che un progetto di valorizzazione di una zona così importante e fragile deve tener conto principalmente dell’interesse pubblico e non può essere usato come alibi per legittimare improprie ed inopportune lottizzazioni di carattere residenziale,direzionale e commerciale. Un’altra cosa che è mancata è stata la partecipazione dei cittadini: solo la prima e seconda versione del progetto sono state pubblicate su internet e messe a disposizione in forma cartacea negli uffici di comuni e provincia mentre le due successive (febbraio 2010-marzo 2011) erano disponibili solo dietro formale richiesta. Inoltre nessuna risposta è stata ancora data alle decine di osservazioni scritte fatte da associazioni e cittadini, che solo grazie al Comitato Carignano Terme Nostre hanno poturo conoscere la reale natura del progetto. Ora è necessario che la Provincia chiuda il procedimento, accogliendo in toto le prescrizioni ed il parere della Soprintendenza, chiedendo ai comuni di adeguare il propri P.R.G..

In conclusione, la riqualificazione e il rilancio della Terme di Carignano può avvenire solo se accompagnato da un progetto economico-finanziario credibile, con un progetto di qualità correttamente inserito nel territorio. Infatti non dimentichiamo che i valori ambientali e paesaggistici sono la vera ricchezza delle colline dell’entroterra fanese e dell’intera Provincia e possono essere fonte di nuovo benessere solo se vengono preservati e custoditi.

Itala Nostra - Federica Tesini

La Lupus in Fabula - Flavio Angelini

Legambiente Pesaro - Enzo Frulla






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-06-2011 alle 15:41 sul giornale del 06 giugno 2011 - 502 letture

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