D'Anna: 'un ospedale per provincia? inizi Ancona lì ci sono 6 ospedali!'

giancarlo d'anna Fano 10/04/2011 -

Pur non condividendo l'idea della “sanità futura” che hanno gli amici e colleghi Ceroni e Ciccioli-posizione mai concordata ne definita dal Direttivo Regionale- apprezzo il loro spontaneo interessamento per quanto accade nella sanità in Provincia di Pesaro-Urbino.



La mia posizione,condivisa da buona parte della città di Fano, è fedele agli impegni elettorali della Coalizione Uniti per Fano, è nota e coerente: ritiene che eventuali risparmi possono essere attuati salvaguardando le attuali strutture e la loro accessibilità senza nulla togliere alla qualità dell'offerta dei servizi erogati. Semplificando “due città due ospedali”. In altre parole due realtà integrate selettivamente.

Ceroni e Ciccioli sono,invece, per l'accorpamento degli Ospedali in un'unica struttura. Opinione rispettabile ma che personalmente non condivido anche alla luce di esempi favorevoli alla mia ipotesi che vengono da altre regioni com'è emerso nel recente convegno organizzato a Fano dal coordinamento di cui faccio parte a titolo personale, consapevole del fatto che sull'argomento ci sono opinioni di diverse anche all'interno del Pdl.

Nonostante la mia opinione, se Ceroni e Ciccioli sono convinti che è più utile, funzionale, moderno andare verso un unico ospedale per provincia, visto l'importante ruolo che rivestono, mi auguro che , da buoni padri di famiglia, diano l'esempio iniziando dalla loro provincia a battersi per accorpare le strutture esistenti in un'unica sede. Sono sicuro che se ciò accadesse e se la loro teoria si rivelasse utile e migliorativa non esiteremo a seguirli in quel percorso.

Se così non fosse il sacrificio di Fano, ancora una volta servirebbe solo ad assegnare più fondi ad altre realtà ad iniziare dal capoluogo di regione la cui Provincia dispone oltre agli Ospedali Torrette dell'Ospedale di Fabriano,Loreto, Osimo, Senigallia e l'Irca di Ancona , strutture che sono lungi da essere accorpate!

Fino a quel momento continuerà la battaglia iniziata a difesa del Santa Croce, del San Salvatore e dell'entroterra, senza altro fine che quello dichiarato: difendere il diritto della città di Fano di continuare ad avere un suo Ospedale accessibile e funzionale senza penalizzare il resto della provincia.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-04-2011 alle 21:16 sul giornale del 11 aprile 2011 - 1391 letture

In questo articolo si parla di ospedale, politica, Popolo delle Libertà, Giancarlo d'anna

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Consigliere,
si può condividere o non condividere il contenuto del Suo intervento (io lo condivido in toto, per esempio) ma non si può dire che non abbia il pregio della chiarezza.
Coi "politichesi" siamo purtroppo abituati a leggere lunghe tiretere che non sempre, malgrado le lungaggini, fanno capire chiaramente le vere intenzioni... Non è il caso della Sua breve nota. Anche per questo credo che bisognerebbe proprio ringraziarla.

Non conosco la situazione dell'ospedale di Senigallia, ma quelli di Loreto e Osimo sono in fase di dismissione da anni, in attesa della costruzione di un nuovo ospedale di zona - unico per tutta la zona a sud di Ancona (e comprendente parte della provincia di Macerata). Di fatto si tratta ormai di ospedali per la lunga degenza e di alcuni ambulatori, quindi una versione molto ridotta di quello che leggo dover diventare gli attuali ospedali di Pesaro e Fano.

L'ospedale di Fabriano (che serve più dei cinquantamila abitanti del comprensorio) non è paragonabile ad una struttura come il Torrette o come il progettato Marche Nord, e serve un'area densamente popolata e distante dal capoluogo di provincia. Nel caso, andrebbe paragonato, proporzionalemente al numero di utenze, agli ospedali di Urbino o Pergola. D'Anna dimentica Jesi, altro ospedale di dimensioni medie che però sta di anno in anno perdendo medici e servizi, proprio per la vicinanza con Torrette.

C'è un gioco inquietante che la destra pesarese sta facendo da diversi anni: convincere la cittadinanza che le altre province stiano meglio. Anche se, magari, devono servirsi di strutture peggiori di quelle del pesarese. L'assenza di un vero telegiornale regionale, e il campanilismo un po' abulico connaturato in tutti i marchigiani, rende il gioco facile. E molto pericoloso: è la premessa perfetta per non riuscire a darsi mai obiettivi e a modernizzare i servizi.