Lupus in fabula: 'Le varianti su richiesta'

La Lupus in Fabula| Fano 15/03/2011 -

Cittadini fanesi, avete un terreno o degli immobili e ritenete che la destinazione urbanistica o l’indice edificatorio che il Comune vi ha attribuito non siano adeguati alle vostre aspettative? Credete che per realizzare i progetti che avete in mente sia necessaria più cubatura o vi ritenete svantaggiati rispetto ad altri che possono speculare maggiormente con le loro proprietà? Bene c’è una soluzione! Rivolgetevi al TAR delle Marche, fate un ricorso e chiedete alcune decine di milioni di euro di danni. Il comune vi verrà sicuramente incontro ed adeguerà il Piano Regolatore, accontentando, almeno parzialmente, le vostre richieste. Può sembrare una favola, invece è la realtà.



Pochi giorni fa la notizia che la Fornace Solazzi ha chiesto al Comune di Fano oltre 40 milioni di euro di risarcimento perché con la variante generale di Piano ha cambiato destinazione d’uso all’area di Cuccurano in cui insiste la fabbrica, attribuendo un indice di utilizzazione del suolo dello 0,15 invece dello 0,35 come chiedevano i proprietari. La Giunta di centro destra (la stessa che ha varato il nuovo P.R.G.) invece di resistere al T.A.R., per difendere una sua legittima e inoppugnabile scelta (confermata dal consiglio comunale e dalla Provincia di P.U.) decide di fare un regalo al ricorrente, donandogli un altro 0,10 di cubatura, e cioè da 14097 mq di superficie edificatoria a 24435 mq (fonte: stampa locale). Siamo arrivati al P.R.G. su richiesta, alla fine della programmazione urbanistica, al trionfo dell’interesse privato sull’interesse pubblico. Sindaco, Giunta e Consiglio comunale possono anche andare a casa, tanto comandano gli imprenditori, la filosofia del mercato e della crescita senza controllo. Ma torniamo ai fatti.

La maggioranza di governo del comune di Fano con l’atto di pianificazione urbanistica approvato nel 2009 valuta che un’attività industriale nel cuore della frazione di Cuccurano non sia più compatibile con le residenze ed il commercio, che nel frattempo sono cresciute attorno. Per cui stabilisce che al termine dell’attività in corso (che consiste nella fabbrica di laterizi per l’edilizia) sullo stesso sito non si possa impiantare un’altra attività industriale, ma attività analoghe a quelle contermini, e fissa un indice edificatorio adeguato alle notevoli dimensioni dell’area. Quindi nessuno caccia via la Fornace Solazzi da dove si trova e nessuno la obbliga alla chiusura. Ma sembra che l’impresa abbia deciso di chiudere comunque (non per trasferirsi) e quindi reclama un indice economicamente più redditizio. E’ una richiesta legittima ma priva di legittimità giuridica.

Basterebbe che l’amministrazione confermasse e motivasse la sua scelta davanti al T.A.R. per vincere il contenzioso intentato dalla Fornace Solazzi, la quale ovviamente non vanta nessun “diritto soggettivo acquisito” e non viene in alcun modo penalizzata. Ma la Giunta invece vota un atto di indirizzo per aumentare gli indici. Ora qualsiasi cittadino proprietario di aree potrebbe, a questo punto legittimamente, pretendere lo stesso trattamento di favore. Tutto ciò ci sembra semplicemente scandaloso. Speriamo tra le forze politiche ed i soggetti di cittadinanza attiva si levi un urlo di protesta contro questa politica degli interessi particolari e dei piani fatti su misura, che avvantaggia poche centinaia di persone e impoverisce la qualità urbana della nostra città.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-03-2011 alle 16:34 sul giornale del 16 marzo 2011 - 483 letture

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