'Il fotovoltaico? Lo vogliono solo cittadini e imprese'

impianto fotovoltaico Fano 15/03/2011 -

Il fotovoltaico? Sembra che nessuno lo voglia realmente. Non bastassero le difficoltà più volte denunciate dalla CNA circa l’installazione degli impianti fotovoltaici (mancanza di contatori, problemi di allaccio alla rete, permessi, iter burocratici), per oltre 1.000 imprese della provincia del settore edile e dell’impiantistica, infatti, ora il rischio è una crisi gravissima, per qualcuno addirittura anche la chiusura, in seguito all’approvazione del decreto legislativo sulle energie rinnovabili.



E’ il grido d’allarme lanciato dalla CNA di Pesaro e Urbino che denuncia come il provvedimento del Governo, nel porre un limite temporale al 31 maggio alle incentivazioni sul fotovoltaico, ha prodotto una brusca frenata dei finanziamenti da parte delle banche ai progetti in corso d’opera ed il conseguente rischio di blocco delle attività. “Quelli dell’edilizia e dell’impiantistica – dice il responsabile provinciale del settore della CNA, Fausto Baldarelli - sono settori strategici in provincia di Pesaro e Urbino e nelle Marche; una via di uscita fondamentale per aziende colpiti già duramente da diversi anni da un forte crisi economica. Per loro le agevolazioni sulle energie rinnovabili hanno rappresentato fino ad ora un importante volano di sviluppo. Senza contare che questi interventi portano ad una valorizzazione del patrimonio abitativo e ad un risparmio energetico di grande rilevanza”. Le Marche nella produzione di energia rinnovabile si piazzano addirittura al secondo posto, subito dopo la Puglia, se si considera l’estensione territoriale, con 6,4 Kw prodotti per chilometro quadrato. La provincia di Pesaro poi è la seconda per numero di impianti fotovoltaici nella regione. Si tratta, per le 1.000 imprese impiantiste della provincia, di un giro d’affari che ha mosso oltre 7 milioni di euro in tre anni.

Tutto questo, dal 30 maggio di quest’anno, potrebbe non esserci più, con ripercussioni pesantissime sulle imprese e sulle famiglie. Anche perché le banche, di fronte all’incertezza sugli incentivi futuri, stanno bloccando i crediti alle imprese del settore, con conseguente paralisi delle nuove commesse e degli investimenti e il rischio di cassa integrazione per 250 lavoratori in provincia.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-03-2011 alle 14:47 sul giornale del 16 marzo 2011 - 502 letture

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