Mondolfo: Comitato Cittadino, 'Continueremo la battaglia per quel percorso storico che ci compete'

Mondolfo 27/02/2011 -

Che Mondolfo fosse nei secoli scorsi un ragguardevole centro agricolo-commerciale è testimoniato da varie fonti e da autorevoli studiosi. Un tale ruolo, seppur declinante, è stato mantenuto fino alla metà circa del secolo scorso, quando le trasformazioni dell’Italia da paese prevalentemente agricolo a paese industriale hanno avuto delle ripercussioni decisive anche nel nostro territorio.



Già alla fine del medioevo gli scrittori che parlavano in generale dell’Italia facevano almeno un cenno a Mondolfo, benché fosse un centro minore per numero di abitanti (vedi Biondo Flavio nell’Italia illustrata o il Guicciardini nella Storia d’Italia). Anche nelle carte geografiche relative alla penisola veniva quasi sempre indicata la posizione del nostro paese. Gli anziani di Mondolfo, ma anche di centri lontani e ben più importanti, hanno testimoniato sul fatto che le fiere di Mondolfo rappresentavano eventi tali da richiamare grandi folle da molte parti dell’Italia centrale e forse anche da più lontano. E che Mondolfo fosse una piazza commerciale di tutto rispetto lo testimonia pure la presenza di una comunità ebraica, i cui membri erano dediti ad attività finanziarie, commerciali e artigianali.

La tradizione delle fiere da noi è antichissima. Le più antiche sono quelle che si celebravano in onore di s. Gervasio, allora protettore del comune, in tutte le domeniche di maggio, di cui si ha memoria a partire dal ‘300. Queste fiere continuarono a svolgersi per tutto il ‘500 e il ‘600 presso la chiesa di s. Gervasio, finché all’alba del secolo seguente il consiglio comunale decise di istituire una nuova fiera, in onore di s. Giustina, divenuta nel frattempo la patrona principale del comune. Essa fu effettivamente istituita nel 1704 e, come le precedenti, e in conformità con il carattere agricolo del territorio era una fiera di bestiame della durata di tre giorni, dal 25 al 27 settembre: vi si compravano buoi, mucche, tori, scrofe e pecore; le altre merci erano di contorno.

In epoca più vicina alla nostra le fiere di s. Gervasio furono ridotte ad una, la fiera del sabato in albis, mentre quella di s. Giustina veniva circoscritta al 27 settembre. Oltre a queste, si svolgevano altre fiere a Mondolfo, ma sarebbe impossibile in breve rievocarle tutte. Si può solo ricordare che la fiera dell’oca dettava il prezzo dell’animale da cortile anche nelle regioni vicine. Pure il mercato settimanale mondolfese ha origini antiche. Fu il papa Paolo II nel 1465 a concedere a Mondolfo il diritto di tenere il mercato ogni mercoledì; poi nel 1561 fu spostato al lunedì. Finché le trasformazioni economiche e strutturali non avviarono quel cambiamento di cui dicevamo all’inizio, il mercato fu frequentatissimo.

Ora dovremmo chiederci: poteva Mondolfo mantenere lo stesso ruolo a seguito di trasformazioni così profonde nell’economia e nella società nazionale e mondiale? Certamente no. Tuttavia sarebbe stato possibile, valorizzando le proprie tradizioni, inventarsi un nuovo ruolo nel proprio ambito territoriale e in dialogo costruttivo con le altre comunità. E’ ciò che hanno fatto precisamente gli altri comuni vicini, pur partendo da situazioni meno favorevoli, ma valorizzando al meglio il patrimonio di cultura e tradizioni consegnato dalla storia passata: così vediamo che s. Costanzo ha valorizzato il teatro, Orciano i mercati settimanali, Mondavio la rocca roveresca, Corinaldo il circuito murario e il culto di s. Maria Goretti, Fratterosa le terrecotte, Castelleone l’area archeologica di Suasa, ecc.

Perché tutto questo a Mondolfo non è stato possibile? Per due ordini di fattori. Innanzitutto perché proprio nel momento cruciale in cui si esauriva la società tradizionale, ovvero all’incirca 150 anni fa quando nasceva lo stato unitario, prendeva il sopravvento una nuova classe politica con la testa imbottita di ideologia. Essa ha rinunciato a rapportarsi con la cultura locale, anzi si è messa in testa di smantellarla in quanto eredità di “aborriti regimi”. Questa tendenza ha continuato a sussistere fino ai nostri tempi, magari inconsapevolmente, nel mentre in altre comunità prevalevano il buon senso e la moderazione.

L’altro fattore si chiama Marotta. Marotta è sorta come centro balneare per volontà del comune di Mondolfo, che ha dato vita attorno al 1910 al piano edilizio di viale Carducci (oggi quasi completamente stravolto). In seguito, soprattutto nel secondo dopoguerra, Mondolfo ha dirottato a Marotta le sue migliori risorse ed energie, nel mentre il suo centro, proprio per effetto di questa “trasfusione”, si impoveriva dal punto di vista edilizio, monumentale, economico, sociale. A quel punto un emergente gruppo politico marottese, lungi dal dimostrare gratitudine e dal riconoscere il rapporto di figliolanza da Mondolfo, ha iniziato a considerare Marotta come l’alternativa totale a Mondolfo, sviluppando in certi casi un astio immotivato verso tutto quello che Mondolfo rappresentava.

Ecco perché piccoli comuni, partiti indietro, hanno finito ormai per sopravanzare la “civil terra di Mondolfo”. Ecco perché oggi ci troviamo ancora a discutere su come liberarci da questo morbo che ci consuma. Ma oggi possiamo farcela, se faremo tesoro degli errori del passato. Noi crediamo nelle potenzialità di Mondolfo e per questo continueremo la nostra battaglia per rientrare in quel percorso storico che ci compete.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-02-2011 alle 12:55 sul giornale del 28 febbraio 2011 - 677 letture

In questo articolo si parla di attualità, mondolfo, Comitato Cittadino Mondolfese

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