Ospedali riuniti e atto aziendale, D'Anna: 'Un'operazione di chirurgia estetica'

giancarlo d'anna 4' di lettura Fano 24/11/2010 -

La prima cosa che si nota avendo in mano l’Atto Aziendale degli Ospedali Riuniti Marche Nord è il simbolo dell’Azienda Ospedale San Salvatore di Pesaro.



Come non ricordare le parole dell’Assessore Mezzolani antecedenti la votazione della legge sugli Ospedali Riuniti, come risulta da verbale, “bisogna rafforzare l’Azienda che già c’è perché così non avrebbe numeri e caratteristiche per rimanere tale”.?Quella dichiarazione alla luce del processo in corso è molto significativa. Nell’atto aziendale c’è molto politichese. Cioè quella “tecnica”che cerca di far, sulla carta, contenti tutti per evitare, ridurre al minimo, un reale confronto sul tema. A dar manforte al politichese viene quella che viene chiamata concertazione, che nella maggior parte dei casi si trasforma in uno sfogatoio di associazioni ed enti. Un “rito”, poiché poco o niente incide sulle decisioni prese. Com’è accaduto di recente con la modifica della legge 13. Su una cosa è chiaro l’atto Aziendale: sulla “fase di integrazione strutturale” in altre parole l’Ospedale Unico. Secondo l’Atto Aziendale “soluzione di riferimento essenziale”. La scelta del “Nuovo Ospedale”però si basa su una menzogna: “le strutture di Pesaro e Fano hanno circa 100 anni e occorre una nuova struttura”. Falso.

Sia l’Ospedale di Fano, come quello di Pesaro ha sì una parte vecchia, ma la gran parte delle strutture sono state costruite ed alcune sono ancora in via di ultimazione negli ultimi decenni. Dunque quella dell’Ospedale Unico si conferma come un’operazione più attenta alla speculazione immobiliare che alla soluzione dei problemi della Sanità. Quelle operazioni che come di recente ha certificato il tribunale di Ancona condannano , com’è accaduto di recente, la Regione Marche a pagare 2 milioni di euro per il progetto di un Nuovo Ospedale mai costruito a villa Fastiggi. Non sono sufficienti gli slogan come “ la centralità del cittadino” a far digerire questa pillola amara della condanna che ricade sulle tasche dei cittadini. L’atto Aziendale “chiarisce” un aspetto economico importante, quello del patrimonio.”Tutti i beni immobili già di appartenenza dell’Azienda di Pesaro e del Presidio di Fano, nonché i beni acquisiti nell’esercizio dell’attività o a seguito di atti liberalità” costituiranno il patrimonio dell’Azienda Marche Nord. Un patrimonio consistente che però ancora resta “sconosciuto” , non quantificato, ma che sicuramente solleverà non solo dubbi per quanto riguarda gli “atti di liberalità” perché quei lasciti avevano un fine preciso, spesso vincolante che oggi non viene rispettato. Una cosa che emerge molto chiaramente è la figura del Direttore Generale. Nominato politicamente ha in mano tutto. Senza di lui non si muove una siringa. Fa e disfa, non tanto a suo piacimento ma seguendo in un filo diretto il volere della Giunta Regionale la quale con l’approvazione delle modifiche alla legge 13 concentra su di se ancora più potere relegando gli altri enti ed organismi a meri spettatori.

Aumenta la burocrazia tra Direttori: Amministrativi, Sanitari, Medici, Dipartimentali, Collegi mentre rimangono seri dubbi e preoccupazioni da parte del personale medico e paramedico sul proprio futuro professionale. Dubbi che sono condivisi dai cittadini che continuano a subire lunghe liste d’attesa non solo mediche ma anche “telefoniche”. Non ci convince nemmeno la “panacea” della pari dignità tra le strutture di Pesaro e Fano. Di quale dignità si parla se su una struttura si è investito corposamente e nell’altra lavori iniziati da decenni non sono mai stati ultimati? Quella degli Ospedali Riuniti si conferma giorno dopo giorno come un’operazione mirata a salvare lo status di Azienda a Pesaro, incorporando Fano che a questo punto non può che subire le decisioni che Ancona farà attraverso il Direttore Generale. Siamo “sotto schiaffo” ma non ci stiamo, insieme a noi l’entroterra dove non mancano le preoccupazioni di una concentrazione dei servizi sulla costa e conseguente emorragia di abitanti verso il mare. In conclusione gli Ospedali Riuniti e l’atto Aziendale da tanto atteso si dimostra “un’operazione di chirurgia estetica” che nasconde un pesante intervento della politica, e delle lobby che sempre di più la condizionano,più attento alla gestione dell’80% del bilancio regionale, tanto è quanto finisce in Sanità, che alla salute dei cittadini. Una dimostrazione la mancanza di una reale politica di prevenzione che a tutt’oggi è carente di uomini e risorse.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-11-2010 alle 18:36 sul giornale del 25 novembre 2010 - 425 letture

In questo articolo si parla di sanità, politica

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