La Perna: 'Ex zuccherificio, due ipotesi operative'

ex-Zuccherificio Fano 18/04/2010 - Sia il Sindaco di Fano che il Presidente della Provincia sembrano essersi concessi una pausa di riflessione (forse anche comune) circa le rispettive intenzioni di utilizzo dell’area all’ex zuccherificio, edificata dalla SpA Madonna Ponte.

Sarebbe una scelta giusta se cosi’ fosse; soprattutto per la modalita’, esplicitata dal Presidente, di inserirla (insieme anche al tema della geografia ospedaliera provinciale ed in una prospettiva di rilancio economico locale) in un aggiornamento del Piano Territoriale di Coordinamento, ovviamente partecipato e trasparente, poiche’ una Valutazione Ambientale Strategica ormai “non si neghera’ a nessuno”. Ma la scelta dispiacera’ a molti incontinenti del “fare”, e allora mi permetto di proporre subito alla riflessione due ipotesi operative, una per verificarne le possibili condivisioni come soluzione almeno parziale, l’altra perche’ sia rigettata. Ambedue risalgono al dibattito sul PRG “Cervellati”, allora snobbate da quasi tutti gli “opinion leader”, ma recentemente fatte proprie almeno in parte, anche da qualcuno degli snob.


1. Il rilancio economico locale sara’ tanto meno difficile quanto piu’ sara’ basato su imprese e su risorse gia’ esistenti, per settori produttivi gia’ praticati; tra questi, quello della cantieristica avra’ bisogno, oltre che di una migliore congiuntura mondiale, anche di un proprio riposizionamento territoriale che le risparmi i sovra-costi della cattiva accessibilita’ al mare (qualche recente delocalizzazione a breve distanza ha dimostrato che il problema era sentito). Dei capannoni costruiti a Madonna Ponte, solo quelli tra via Pineta ed il Metauro sembrano adattabili alla costruzione di scafi ma forse nessuna sopravvissuta impresa del ramo potrebbe approfittarne per avvicinarsi al mare senza “riciclare” la sede che lascia a monte; per usi manifatturieri o di servizi le “basterebbe” trovare il compratore, ma in destra del Canale ne avrebbe anche per usi residenziali, se fossero consentiti senza perdere di vista i limiti dimensionali complessivi che un PTC deve imporre, ed utilizzando anche la perequazione con trasferimento dei diritti edificatori. Ad una cantieristica molto ridimensionata, potrebbero anche bastare i lotti edificabili di Marina Group, ma probabilmente non a costi corrispondenti al valore di posizione di quei lotti. Comunque se, tra Marina Group e Madonna Ponte, nell’entroterra non restassero produzioni di grandi scafi, della “strada delle barche” basterebbe realizzare l’ultimo km, e quello senza espropri. Quanto ai capannoni a due livelli, inadatti a scafi anche medi, tutti gli scafi avranno anche bisogno di componenti, di semilavorati, di laboratori di sperimentazione, di aule didattiche; di esposizioni permanenti per quelli piu’ piccoli, ecc.


2. L’ipotesi di cui invece raccomando il rigetto riguarda proprio i capannoni a due livelli che, oggettivamente, potrebbero ospitare qualunque attivita’ sia manifatturiera che terziaria, purche’ non richieda aerazione ed illuminazione naturali. Se essi fossero largamente destinati ad attivita’ terziarie, darebbero luogo, esattamente come il PRG “Cervellati” dava luogo (sia pure attraverso altre architetture), ad un’ “area centrale di I livello” come le 4 (di una ventina anche di II e III livello) gia’ ora programmate dal PTC , in funzione di una “concentrazione-senza-dispersione dell’effetto-citta’” nei principali ambiti abitati della Provincia, per demotivare migrazioni verso la fascia litoranea, che altrimenti monopolizzerebbe l’effetto-citta’; percio’ anche le ”aree centrali di I livello” riconosciute a Pesaro e Fano sono lontane dal mare, a Bellocchi ed a Chiusa di Ginestreto. L’ipotesi da rigettare e’ appunto quella di un aggiornamento del PTC che, per recuperare i capannoni a due livelli, introduca una 5^ “area centrale di I livello”, ma posizionata proprio sulla S.Statale Adriatica che, storicamente, e’ stata il traguardo materiale delle migrazioni dall’ entroterra, e non solo nelle Marche.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-04-2010 alle 23:49 sul giornale del 19 aprile 2010 - 716 letture

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