Fossombrone: ginnastica nelle carceri

Fano 12/04/2010 - Portare la ginnastica nelle carceri per ridurre malattie e spesa sanitaria (un detenuto costa allo Stato fino al doppio rispetto a un cittadino libero) e prevenire problemi anche in una situazione di sovraffollamento che nelle Marche vede oggi 1.148 persone recluse, a fronte di una capienza per meno di 700.

E' l'idea al centro del libro “L'attività motoria nelle carceri italiane”, scritto da due marchigiani, Ario Federici, professore dell'Università di Urbino, e Daniela Testa, insegnante ed esperta di ginnastica posturale, con una prefazione di don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, l'associazione contro le mafie. Il volume, pubblicato dalla Armando Editore, muove dall'esperienza del progetto innovativo che gli studenti della Facoltà di Scienze Motorie dell'ateneo urbinate stanno portando avanti nella casa di reclusione di Fossombrone. Sotto la direzione del professor Federici (e col supporto tecnico dell'azienda Panatta di Apiro), i volontari hanno effettuato una serie di lezioni di educazione motoria a scopo preventivo e di rieducazione funzionale agli ospiti del carcere forsempronese, valutando i benefici prima e dopo la... cura. Ebbene, i risultati hanno evidenziato che i detenuti che praticano attività fisica vengono colpiti meno da patologie quali mal di schiena, dolori cervicali e articolari, ansia.


“Il carcere è il logo dell'ipocinesia, ovvero della mancanza di movimento che porta alla devastazione della persona, abituata a passare ventidue ore al giorno in una cella di tre metri per due – spiega il professor Ario Federici -. Da qui l'idea di un progetto per contribuire a migliorare la vite dei detenuti, portando benefici anche in termini di riduzione della spesa sanitaria e di organizzazione della vita carceraria”. “Già dopo pochi mesi di carcere i detenuti perdono l'olfatto e l'udito, accusano vertigini e abbassamento della vista, per non parlare delle patologie più gravi, dalle infezioni fino ai problemi cardiaci - sottolinea Daniela Testa -. L'attività fisica può aiutare a far fronte a questi disagi che colpiscono i reclusi e, direttamente o indirettamente, le guardie carcerarie. Quello sperimentato nelle Marche può essere un modello vincente per tutta l'Italia, introducendo la figura dell'educatore fisico negli istituti di detenzione del Paese”. La prefazione del volume è stata scritta da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, il coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole e realtà di base impegnati per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l'educazione alla legalità, l'impegno contro la corruzione e l'usura.


“Questo è il nodo e l’imperativo: riconsegnare alla società una persona responsabilizzata e cosciente, capace a sua volta di restituire positività – si legge nel contributo di don Ciotti -. Ciò è possibile se quella persona in carcere non si è ammalata, avvilita e incattivita; se davvero il territorio e le istituzioni riescono ad accogliere e a essere comunità, non solo insieme di regole, pur necessarie. Una comunità che riconosce e si prende cura delle sue “parti” malate, invece di distruggerle finendo così per danneggiare e impoverire se stessa”. Il libro “L'attività motoria nelle carceri italiane” dà spazio anche alla realtà del carcere di Fossombrone, con un'intervista al cappellano dell'istituto, Don Guido Spadoni, un intervento dell'ex direttore Aldo Maturo, che ripercorre alcune fasi storiche del carcere, e uno spazio dedicato alle poesie dei detenuti.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-04-2010 alle 19:27 sul giornale del 13 aprile 2010 - 3324 letture

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