Lac Marche: \'Fermiamo la mattanza di Caprioli in provincia di Pesaro e Urbino

caccia 5' di lettura Fano 21/02/2010 - Dal 1999, nel silenzio generale, è in atto in Provincia di Pesaro e Urbino, fra le pochissime province in Italia a permetterla, una vera e propria strage di caprioli e daini, spacciata come “caccia di selezione” per tenere sotto controllo la popolazione dei cervidi nel territorio provinciale, ritenuta “dannosa” e “nociva” per i presunti danni arrecati da questi animali all’agricoltura ed al rischio di incidenti stradali.

In realtà, la vera ragione per cui si permette di sparare a caprioli e daini non ha nulla di scientifico o di emergenziale, ma è semplicemente legata al formidabile “business” economico che ruota attorno a questo tipo di caccia. Si tratta quindi di una decisione prettamente politica, che va in linea con la svolta che il mondo venatorio ha voluto darsi negli ultimi 15 anni, puntando sulla \"caccia grossa\" (leggasi ungulati), nel tentativo di frenare il calo di aderenti e per dare maggiori “stimoli” ai cacciatori più facinorosi e sanguinari. Ne è riprova il fatto che la Provincia, quasi annualmente, organizza con la società Hystrix corsi per selecacciatori, con relatori di livello nazionale e un giro di soldi impressionante.

Il vero scopo, quindi, degli organizzatori di questi corsi è di creare una nuova figura di cacciatore, più moderna e legata allo stereotipo del cacciatore americano, sul tipo di Buffalo Bill! In base a questi presupposti, la caccia di “selezione” pesarese è ben presto degenerata e già nel 2000 il piano di abbattimento prevedeva proporzioni ambigue: i capi da abbattere, infatti, aumentavano magicamente all\'aumentare dei cacciatori di selezione e continua tuttora ad essere così! Ad un primo censimento (1998) fatto dagli stessi cacciatori, erano risultati presenti in Provincia circa 8.000 caprioli e in base a quello studio, chiaramente di parte e quindi non attendibile, si sono poste poi le basi per ammazzare sempre più animali, anno dopo anno. Così si é partiti con una ottantina di abbattimenti e si é arrivati agli attuali 2.529, con i selecacciatori che, essendo poco più di 400, ne ammazzano quindi circa 6 a testa!!! E’ evidente, quindi, che la Provincia di PU ha ormai completamente delegato le proprie competenze, come i censimenti faunistici o il controllo stesso del territorio, a questi cacciatori ritenuti “emancipati”, fino ad arrivare al paradosso che su questa nuova figura di “Rambo” i controlli da parte dell’ente pubblico possono anche non essere fatti! Non solo: a seconda di quanti animali uccidono e di quanto tempo ci impiegano, a questi cacciatori viene dato un “punteggio” e chi raggiunge il punteggio più alto si vede assegnati più capi o una zona che più gli aggrada per andare a cacciare. I più “bravi” vengono anche coinvolti nell\'assistenza ai principianti, perché quando un cacciatore ammazza i primi caprioli della sua vita può richiedere un aiuto e così poi a sparare sono in due, da due posti diversi, così che il povero capriolo non ha alcun scampo...

Si tratta quindi, in sostanza, di un grande business economico che permette di riempire le tavole dei ristoranti compiacenti con carne di capriolo, guarda caso posta fuori menù, in quanto si tratta di un’illecita commercializzazione a scopo gastronomico. Inoltre, molte scelte cosiddette “tecniche” vanno poi a scontrarsi con l\'etica (e non solo), come l\'abbattimento annuale di centinaia di piccoli, l\'uccisione delle femmine incinte e l\'abbattimento di soggetti che mostrano avere degli handicap fisici, ad esempio un\'amputazione, dimenticando che caprioli e daini vivono anche con tre zampe, dopo aver superato con grandissimo attaccamento alla vita i problemi delle infezioni...

Ma la cosa forse ancora più scandalosa è che la Provincia di Pesaro e Urbino, nel proprio calendario venatorio, permette che questa mattanza venga perpetrata anche oltre il limite temporale della caccia, fissato al 31 gennaio, prolungandola nei mesi di febbraio, marzo e giugno, in aperto contrasto con qualsiasi Direttiva europea. Quindi in Provincia di PU la caccia, in pratica, non finisce mai e, con la scusa della “selezione”, si può sparare anche in primavera ed estate quando tutte le specie animali, anche quelle protette, sono nella delicata fase riproduttiva e quando i cittadini che amano veramente la natura e l’ambiente frequentano maggiormente i boschi ed i sentieri delle nostre montagne. Si comprende facilmente, quindi, il danno ecologico, sociale, ma anche economico, per coloro che con l’ambiente operano e lavorano (agriturismi, bed&breakfast, guide naturalistiche ecc…)! Come LAC, insieme alle associazioni ambientaliste VAS e Lupus in Fabula, abbiamo fatto ricorso al TAR Marche contro questo prolungamento, ottenendo una clamorosa vittoria per quanto riguarda la caccia al daino ed alla beccaccia.

Per il capriolo, invece, la battaglia continua e le nostre associazioni faranno, come sempre, la loro parte. Sarà comunque fondamentale che la stragrande maggioranza dei cittadini che odiano la caccia e che amano passeggiare in tranquillità ed in pace nei boschi, senza la preoccupazione di vedersi sparare addosso perché scambiati per un capriolo, facciano sentire la loro “voce” alle prossime elezioni regionali, penalizzando quelle forze politiche come il PD, maggioritario in Provincia di Pesaro e Urbino che, grazie a questa politica filo-venatoria, è da sempre considerato come il “partito dei cacciatori”!!!

da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-02-2010 alle 17:10 sul giornale del 22 febbraio 2010 - 663 letture

In questo articolo si parla di attualità, caccia, Danilo Baldini