Trasarti scrive alle monache di clausura: la Chiesa non può fare a meno di voi

monache di clausura 6' di lettura Fano 20/11/2009 - Il Vescovo Trasarti invia un messaggio alle Monache e ai Monaci della Diocesi in occasione della Giornata “Pro Orantibus”, sabato 21 novembre.



Si celebra la “Giornata Pro Orantibus”, dedicata ai “Claustrali femminili e maschili” di tutto il mondo. Una occasione per riscoprire la vita dei “Monaci”, il loro ruolo nella Chiesa e i luoghi dove essi vivono, autentiche “piazze”, dove la vita scorre senza sosta e gli uomini trovano accoglienza e ascolto. Tre sono gli obiettivi della giornata: Il primo è pregare a favore dei religiosi e delle religiose della vita contemplativa, in segno di riconoscimento, stima e gratitudine per ciò che rappresentano e per il ricco patrimonio dei loro Istituti nella Chiesa; Il secondo è quello di far conoscere la vocazione soprattutto contemplativa, tanto attuale e necessaria per la Chiesa, Il terzo scopo è quello di promuovere la vita della preghiera e la dimensione contemplativa nelle Chiese particolari, partecipando talvolta alle celebrazioni liturgiche nei monasteri, salvaguardando le regole della clausura e non distogliendo dalla vita ordinaria delle comunità parrocchiali. Carissimi monaci e carissime monache, mi piace indirizzarmi a voi con le parole della lettera ai Romani. “I contemplativi rimangono in silenzio ed amano la solitudine per poter ascoltare i gemiti (teologia dei gemiti in Rom 8), uniti alla Parola di Dio e per poterli testimoniare alla Presenza del Signore”.



Il primo gemito è quello della creazione, che ha a che fare con questo mondo incompiuto, come se si trattasse di una sinfonia incompleta. Per questo motivo geme la terra, geme la storia, geme l’umanità in tutte le generazioni, perché peccati vecchi e nuovi, disastri antichi e moderni seminano di errori in errori il cammino dell’uomo; Il secondo gemito riguarda i fedeli stessi, che hanno ricevuto le “primizie della fede”. La nostra libertà si mette in gioco ogni giorno, nel nobile intento di rispondere alla grazia che ci chiama e ci accompagna; Infine il terzo gemito è quello dello Spirito Santo. Tutta la realtà incompiuta della storia dell’umanità e della storia personale di ciascuno di noi non si conclude fatalmente nel pianto disperato e sterile del nostro essere orfani, ma nel grido di Dio, “l’Abbà, Padre” con il quale il suo Spirito ci trasforma in figli. Voi contemplativi siete i custodi di questi gemiti in un’incessante preghiera. (liberamente tratto dal messaggio dei Vescovi spagnoli per la Giornata Pro Orantibus)



La vita contemplativa ha sempre suscitato fascino e interesse. Spesso ci si chiede a che cosa servano i “contemplativi”, cosa facciano e chi siano. Monaci e Monache di “clausura” non provano alcun disagio a queste domande perché la loro vita quotidiana è contrassegnata dalla “concretezza”: la preghiera e il lavoro camminano insieme nell’unità della vita del Monaco. Un’unità vitale che si costruisce a partire dal “primato di Dio”: è l’incontro personale con Cristo, come quello vissuto da Paolo sulla via di Damasco, che trasforma l’essere del Monaco. Quest’esperienza relazionale personale, e non i complessi processi psicologici, è la fondamentale condizione per entrare nella vita monastica, perché cambia i parametri della vita. Un incontro che il contemplativo vive attraverso il dono della “Parola” ascoltata, meditata e accolta nella bellezza della liturgia, del silenzio, della contemplazione. E’ indubbio che la liturgia, come ricorda il Concilio Vaticano II nella “Sacrosanctum Concilium”, rimane il luogo e il mezzo privilegiato per vivere questo incontro, tuttavia il dialogo universale dell’atto liturgico diventa personale e unico nella meditazione che lo prolunga. “Sento come rivolto a me quello che prima il Signore ha detto a tutti”, scriveva San Giovanni Crisostomo. L’incontro con Cristo cambia tutto, muta la stessa percezione del tempo. Infatti mentre il mondo divora il tempo, perché il tempo è denaro, opportunità, ma soprattutto è breve, per il credente, come per il Monaco, il tempo non ci appartiene e va vissuto, direi “assaporato”, nella sua lentezza.



“Tra quelle alte mura ogni comunità claustrale esercita due “ministerialità”: da un lato è presenza e consolazione, dall’altro resta profondamente radicata nel vissuto della sua Chiesa e della sua città. Gli spazi dove vive non sono luoghi “inaccessibili”, per pochi intimi, ma vere “piazze” dove la vita scorre senza sosta, veri luoghi di appuntamento dove gli uomini approdano, in tanti momenti importanti e tragici della loro esistenza, trovando sempre accoglienza e ascolto. Il contemplativo non è un egoista, ma un’autentica “centrale” di energia spirituale che si alimenta alla sorgente della contemplazione, sull’esempio della preghiera a cui Gesù si dedicava nella solitudine” (Benedetto XVI alle Carmelitane scalze di Villair De Quart (Aosta) 2008) E per questo motivo, prosegue il Papa, è in grado di guardare se stesso, gli altri, la storia degli uomini e delle donne con gli occhi compassionevoli di Cristo. Donne e uomini consacrati, vivete pienamente la vostra dedizione a Dio, per non lasciar mancare a questo mondo un raggio della divina bellezza che illumini il cammino dell’esistenza umana. I cristiani, immersi nelle occupazioni e nelle preoccupazioni di questo mondo, ma chiamati anch’essi alla santità, hanno bisogno di trovare in voi cuori purificati che nella fede “vedono” Dio, persone docili all’azione dello Spirito Santo che camminano spedite nella fedeltà del carisma e della missione.



Il mondo e la Chiesa cercano testimoni autentici di Cristo. E la vita consacrata è un dono che Dio offre perché sia posto davanti agli occhi di tutti l’”unico necessario”. Voi sapete a Chi avete creduto: dategli tutto. I nostri contemporanei vogliono vedere nelle persone consacrate la gioia che proviene dall’essere con il Signore. Non dimenticate che voi, in modo particolarissimo, potete e dovete dire non solo che siete di Cristo, ma che “siete divenuti Cristo”! Guardate al futuro, nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi. Guardate a Cristo come luce che brilla nella notte, finché non splenda il giorno e non si levi nei vostri cuori la stella del mattino. Miei carissimi/e, vi auguro tanta serenità e ‘orgoglio’ di esserci. La Chiesa, anche quella diocesana, non può fare a meno di Voi. Nel vostro sostare davanti a Dio presentate con amore e tenerezza i nostri problemi, le fatiche, le difficoltà e le ansie della vita pastorale. Non dimenticate il nostro amato popolo e in modo particolare i nostri presbiteri, diaconi e consacrati/e. Vi benedico.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-11-2009 alle 17:04 sul giornale del 21 novembre 2009 - 1614 letture

In questo articolo si parla di chiesa, religione, attualità, fano, Diocesi di Fano