Scf: Confesercenti contribuisce ad alimentare confusione

musica Fano 11/11/2009 - SCF Consorzio Fonografici interviene nel dibattito relativo alla diffusione di musica nei pubblici esercizi e risponde alle dichiarazioni di Confesercenti Gianluigi Chiodaroli, Presidente di SCF precisa.

Spiace rilevare la posizione di Confesercenti che con le sue dichiarazioni contribuisce soltanto ad alimentare confusione presso le imprese che, al contrario, necessitano di una chiara e corretta informazione sulle norme che regolano la diffusione in pubblico di musica. Tale normativa è, peraltro, estremamente chiara e precisa. E’ un fatto che anche in Italia – così come già avviene da tempo negli altri Paesi europei - il pagamento dei diritti discografici è dovuto per legge da tutte le imprese e organizzazioni no profit che utilizzano in pubblico musica registrata sia a scopo di lucro, sia a scopo non di lucro. Le Direttive dell’Unione Europea e la legge italiana sul diritto d’autore sono chiare a tal proposito: riconoscono e tutelano, infatti, anche penalmente, sia i diritti degli autori e degli editori (gestiti da Siae), sia i diritti dei produttori e degli artisti interpreti che realizzano le registrazioni musicali.



In Italia gran parte delle case discografiche esercita tali diritti tramite SCF, consorzio composto oggi da oltre 300 imprese, rappresentative di oltre il 95% del valore del repertorio discografico nazionale e internazionale pubblicato in Italia. Il ruolo istituzionale di SCF quale soggetto preposto alla raccolta dei diritti discografici è stato ampiamente riconosciuto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM decisione 7422/99) nonché da numerose sentenze in sede civile e penale. Per rispondere direttamente a Confesercenti ricordiamo, inoltre, che il Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d’Autore, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, interpellato nel novembre 2008, non solo ha riconfermato la legittimità delle richieste di SCF, ma ha anche ribadito che le leggi in vigore in Italia sono di immediata applicazione, senza necessità di alcun ulteriore integrazione normativa. il Regolamento strumentalmente richiesto da Confesercenti in realtà già esiste dal lontano 1975.



È infine fondamentale ricordare che il pagamento dei diritti discografici è dovuto per legge dal singolo utilizzatore, indipendentemente da accordi con le rispettive associazioni di categoria, molte delle quali hanno, peraltro, già stipulato con noi convenzioni vantaggiose a favore dei propri associati. Per citarne alcune: Confcommercio, FIPE, Federalberghi, Federdistribuzione, Federmoda, Confcooperative, la CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Auspichiamo che anche Confesercenti , nello svolgere quel ruolo istituzionale che le compete per storia e per rappresentatività, giungerà presto ad un accordo con SCF, per agevolare i propri associati nell’adempimento di quello che è a tutti gli effetti un obbligo di legge. Per qualsiasi informazione e consulenza siamo a disposizione delle imprese interessate, che possono contattarci al numero verde 800.429060. Ulteriore materiale di approfondimento è disponibile sul nostro sito www.scfitalia.it.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-11-2009 alle 16:23 sul giornale del 12 novembre 2009 - 1667 letture

In questo articolo si parla di musica, attualità, SCF Consorzio Fonografici





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