Monsignor Trasarti ai sacerdoti: relazioni vere e profonde per l\'unità della Chiesa

Armando Trasarti Fano 22/03/2008 -

Si rende noto, in ampi stralci, l\'omelia che Mons. Armando Trasarti, nella Cattedrale di Fano, ha tenuto Giovedì Santo a sacerdoti e diaconi della Diocesi in occasione del Giovedì della Messa Crismale dove essi, assieme al Vescovo, rinnovano le promesse sacerdotali fatte il giorno della loro ordinazione.

È stato un momento cruciale dell\'anno pastorale e per la prima volta il Vescovo Trasarti ha celebrato il Giovedì Santo con i suoi sacerdoti.




Carissimi fratelli sacerdoti,


è a voi che in modo particolare mi rivolgo stamattina in questo solenne appuntamento annuale, per me il primo, qual è la Messa del Crisma.


Non dimentico i nostri cari diaconi permanenti, i religiosi e le religiose, le persone consacrate, i seminaristi e tutti i fedeli laici che oggi sono particolarmente invitati a guardare, in questa Messa, al dono del sacerdozio ministeriale e a pregare e sostenere i loro preti.

Saluto in modo particolare quei preti che non sono presenti per motivi di malattia o di anzianità, li sentiamo particolarmente vicini e proviamo verso di loro una profonda riconoscenza;


Un pensiero specialissimo vogliamo rivolgere ai nostri preti “fidei donum”: don Luciano e don Salvatore che operano in Kenya. Noi preti dobbiamo avere una maniera speciale, un’arte nostra di amare, di amare Cristo.

Dobbiamo dire al nostro cuore: “Sei capace veramente di amare?”.


Abbiamo detto questo il giorno del nostro sacerdozio. Lo diciamo ancora quest’oggi. Ma nella stessa misura? Con la stessa gioia, con la stessa capacità di dono, di sacrificio?

O è passata sopra di noi l’usura del tempo?


Forse l’abitudine toglie l’emozione prima e meravigliata delle cose che abbiamo e che compiamo?

L’interesse esteriore, questa metodicità di servizio ci ha forse un pò profanizzati; non sia mai che noi siamo diventati puramente degli impiegati, dei professionisti del nostro ministero!


Non spegniamo il fuoco! L’efficacia esteriore, sociale, pastorale del nostro ministero dipende in grande, grandissima parte dal modo con cui palpitiamo, ci commuoviamo, ci esaltiamo e godiamo nell’esercizio del ministero.

Oggi i fedeli vogliono che il loro prete sia un santo prete, sempre lo hanno voluto; un invasato di carità di Cristo. Il nostro ministero dipende in gran parte dall’ardore anche affettivo, non solo effettivo, della nostra vita spirituale.


La condizione di tanti presbiteri oggi, è connotata dalla solitudine, che genera individualismo, depressione, demotivazione, dissipazione.

Una buona qualità della vita esige una ascesi delle relazioni tra presbiteri, tra presbiteri e vescovo, tra presbiteri e laici e poi con le infinite relazioni personali ed esistenziali, che il prete si trova ad incontrare nella sua giornata.

Valorizzare al meglio le relazioni permette di nutrire lo spirito e la vita di valori positivi ed arricchenti che aiutano ad affrontare più serenamente la dura legge del vivere quotidiano.


Se un presbitero fa coincidere la propria personalità con la riuscita nel ministero, il lavoro pastorale, la stima e l’approvazione degli altri, allora le difficoltà, che inevitabilmente si affacciano sulla scena della vita, diventano fallimenti tout court.


Per mantenersi vivi, desti e interessati alla vita, per combattere la malattia della rassegnazione e della accidia, occorre curare se stessi, coltivando interessi personali, intellettuali ed umani a seconda dei doni ricevuti; riposare e ricrearsi spazi per se stessi; ma soprattutto stabilire relazioni vere, mature e sempre più profonde con i confratelli.


Per questo oso pensare – dove è possibile – la vita comune dei presbiteri, o comunque, l’apertura a momenti e occasioni ripetute e sistematiche di incontro informale ma determinante per uscire dall’isolamento.


Occorre stabilire relazioni amicali belle e significative, mai ambigue, con il popolo di Dio; ma sono convinto anche di una via più consona e quotidiana, che ogni presbitero dovrebbe ricercare: quella della amicizia e fraternità con i confratelli presbiteri, che si avvale di un legame sacramentale, oltre che umano, fonte di una ricchezza relazionale profonda ed unica nel suo genere.


La testimonianza di presbiteri che si incontrano, si stimano e fraternizzano diventa un fattore di grande speranza per la Chiesa e la gente e contribuisce a spezzare quell’impostazione funzionale del presbiterio, luogo della realtà comunionale, dove ci si conosce, ci si chiama per nome, si gioisce e si soffre insieme, si prega, ci si corregge fraternamente.


Gli incontri tra presbiteri non dovrebbero mai saltare o dare per scontato questa dimensione di umanità profonda e autentica tra persone che si stimano e si aiutano vicendevolmente.

Spesso quello che manca è proprio la cura degli aspetti umani, che creano un clima di accoglienza, condivisione sincera, dialogo penetrante nell’interiorità dell’animo, concreti segni di amicizia.


Come presbiteri dobbiamo convincerci che ognuno di noi ha sempre più bisogno dell’altro, della fede e dell’amicizia del confratello, della sua preghiera e del suo esempio di generosità ed impegno nel ministero.


Prego per tutti i sacerdoti: il ministero presbiterale è un dono straordinario per la Chiesa. Mando un pensiero e un affetto particolare a tutti coloro che sono stanchi, feriti, bisognosi di una nuova rivelazione di amore.


Il prete è un uomo, non è fatto di un legno diverso da quello di cui siete fatti voi laici: è vostro fratello. Sono uomini. Dicono, come messaggeri umani dell’eterno Dio: non vi adirate contro di noi!


Noi sappiamo di portare il tesoro di Dio in vasi di creta; sappiamo che la nostra ombra offusca continuamente la divina luce che dobbiamo portare.

Siate misericordiosi verso di noi, non giudicate, abbiate pietà della debolezza sulla quale Dio ha posato il fardello troppo pesante della sua grazia.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-03-2008 alle 01:01 sul giornale del 22 marzo 2008 - 1310 letture

In questo articolo si parla di chiesa, cultura, religione, Diocesi di Fano